venerdì 3 aprile 2009

Pino Roveredo - Mandami a dire

PINO ROVEREDO “Mandami a dire”


“Mandami a dire” è una raccolta di 14 racconti brevi, spesso molto intensi ma sempre di facile lettura. Le storie, incentrate sempre su una sola persona, condensano quanto più possono, a volte anche in poche pagine, un intera vita.

I personaggi in particolare sono persone comuni, che ognuno di noi potrebbe conoscere, ma delle quali magari non sappiamo la loro storia. Ed è qui che entra in gioco Pino Roveredo, autore triestino, nato nel 1953 da una famiglia di artigiani, con un trascorso che hanno fatto di lui uno di quei scrittori borderline. Nel primo racconto “Parlare con le mani, ascoltare con gli occhi”, dedicato probabilmente ai genitori sordomuti, Roveredo vuole forse rendere partecipe il lettore di come sia nato il suo stile, è un illetterato che ha imparato a scrivere le sue storie nel suo modo. Quasi trascrivendo i gesti una volta eseguiti dalle mani nelle parole, senza passare per la cultura letteraria tradizionale. Ed è cosi che si creano particolarissimi racconti di vita ordinaria, a volte tragici a volte comici.

Di particolare bellezza sono i primi racconti. Il primo “Mandami a dire” che è il risultato dell'esperienza dell'autore in manicomio, è capace di trasportare il lettore in un mondo che va oltre quello che è abituato a conoscere. Un mondo fatto di paure e di solitudine ma anche di coraggio e di amore.

Il secondo racconto invece “100! 120! 140! ...” è forse anche più intenso e aspro. Si viene catapultati nei pensieri di un padre che ha perso il figlio in un incidente d'auto. Dalla chiamata dell'ufficiale niente e più lo stesso e tutto è come prima. Il padre è tormentato continuamente dai ricordi ormai tristi di un figlio perduto, tanto da perdere la cognizione dello spazio e del tempo. La madre continua a preparare la tavola per il figlio e a rimettere a posto la sua camera. Inoltre lei vive ormai senza nessun tipo di emozione, passa le giornate seduta sulla poltrona.

Alla fine il padre non riuscendo più a sopportare questa situazione deciderà di ripercorrere quella strada che percorse il figlio, un'ultima volta.

Entrambi questi racconti, come pure “I ragazzi di quarant'anni”, sono firmati da uno stile asciutto e malinconico, sono frutto senza dubbio delle emozioni di Roveredo, che però non scadono mai nella banalità di farseli proprio come per elevarsi anche nelle disgrazie. Ma neanche nelle proprie, anche piccole, conquiste come ne “Il maiale col fiocco”.

Un'altra peculiarità di tutti i racconti è la dignità che lo scrittore riserva ad ognuno, sia che esso sia psicologicamente instabile che nel pieno delle sue facoltà. Da evidenziare anche la denuncia al lavoro minorile in “Succo d'aceto”, racconto che trova spiegazione quando si parla delle varie organizzazioni umanitarie delle quali Roveredo fa' parte.

Impossibile comunque gridare al capolavoro in quanto se è pur vero che i primi racconti sono di incredibile bellezza, il libro va pian piano spegnendosi, sfociando con alcuni lavori che sembrano non abbiano nulla di dire, quasi un elogio allo stile dello scrittore che però quando manca di sostanza rimane sempre un guscio, bello ma vuoto.

0 Interventi:

?! su Niki è rilasciato senza alcun tipo di licenza. Non mi assumo nessuna responsabilità per effetti collaterali causati dalla visione di Nikinet. Quindi se venite colpiti da mal di testa, imbecillismo,febbre, febbre gialla, morbo della mucca pazza, peste, peste nera, peste bubbonica, tutti i derivati della peste, ictus, strabismo, influenza aviaria, cecità, rottura di ossa e/o altre malattie e/o altri disagi vari, non venite a prendervela con me.
Sono però disposto a rimborsare eventuali danni causati da improbabili voragini aperte sotto casa vostra durante o immediatamente dopo la visione di Nikinet, pari allo 0,5889% dei danni totali.